Attacchi di Panico: la mia vita

Ciao Amici, scusate, questi giorni sono stati impegnativi. Ma vi voglio parlare del mio stato d'animo.

Non tutti sono a conoscenza di quello che ho passato qualche anno fa (molti lo sanno ma hanno sempre ignorato). Purtroppo il mio sovraccarico di lavori, pensieri, problemi mi ha totalmente esaurito. Il tirare troppo la corda ha portato solo attacchi di panico sempre più frequenti e ansia costante. Ma non parlo di quell'ansia che i ragazzini sembrano ormai osannare come mantra "mai na gioia" "oddio ho l'ansia".

Di sicuro l'ansia, quella vera, non l'hanno mai provata.Quella che ti paralizza al cinema mentre stai guardando il tuo film preferito, quella stretta alla gola che non ti fa respirare che ti porta alla ricerca di aria, ma tutto sembra sempre più buio e sottile. La stabilità è introvabile. O addirittura quel fantastico circolo vizioso che ti crea: un'ipocondria generata da un non riconoscimento delle emozioni corporee e che quindi rimangono solo sensazioni "fisiche" che ti devastano.

Le ho provate tutte, dall'orticaria, al "non vedere a fuoco", allo svenire, al mal di stomaco che non ti permette di ingerire niente dai dolori allucinanti che hai, dalla tachicardia incessante che è controproducente se hai già una cardiopatia, quindi ti ritrovi ogni tre secondi al pronto soccorso pensando di avere in atto un infarto.

Gli attacchi di panico mi hanno consumata per anni, e io per tanto tempo gliel'ho permesso sperando in un qualcosa di impossibile: "Ma sì, come sono venuti passeranno". E quindi ti crei una sfera protettiva che ti permette di "tentare di gestirli". Ma ogni volta è sempre peggio, le sensazioni e le paure di avere qualcosa alla testa o in un'altra parte del corpo sono frequenti e non vanno via.

"Ma datti una calmata"- classica fantastica frase di amici, parenti, familiari che non hanno la più pallida idea di cosa passa nella testa di una persona in questo stato, non capiscono come subire un attacco di panico sia un'esperienza assoluta, un nascere e morire allo stesso tempo che ti paralizza. Tu non hai via d'uscita. E sei lì, da solo, inerme, piccolo, hai paura, cerchi di ignorarlo, mandi giù nel cuore della notte mentre stai tremando. Ma non passa. E ogni volta è un colpo che ti sgretola sempre di più, ti esaurisce le difese immunitarie, sei sempre malato ma soffri in silenzio perché ti senti sempre dire "Ma ne hai sempre una!".

A tutti quelli che sono in questa situazione vi dico solamente di farvi aiutare, uscirne si può, serve tanta terapia, non servono farmaci, serve un percorso cognitivo comportamentale in grado di permettere alla testa di riconoscere le emozioni corporee che ci attraversano. Io lo sto sperimentando da qualche mese, ho più consapevolezza di quello che avviene, l'ipocondria è passata, o meglio, non ascolto troppo tutti i miei dolori.

Vi prego se conoscete qualcuno che si trova in questa situazione, siate gentili, non potrete mai capire questa situazione, non sminuite, non arrabbiatevi, non pensate che vogliamo solo essere al centro dell'attenzione. Fidatevi, non è così. Quanto ho voluto essere felice, sorridente, godermi il mio concerto dei MUSE a Milano, in pace, tranquilla. Ma è dura, l'ansia ti ammazza quando sei sereno, ti risveglia bussando alla porta come per dire: "Ehi, pensi di dimenticarmi? Io ci sono, sono parte di te, non me ne vado".

 

Continua...

 

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